Detti e Proverbi


La saggezza dei nostri antenati è racchiusa anche nei proverbi, nei detti, negli indovinelli, che sono stati tramandati di generazione in generazione. Ne riportiamo alcuni fra i più significativi.

·         Ad arvulu cadutu accetta accetta, ognunu curre a li minà nu colpu.

(L’albero caduto si taglia con la scure e ognuno corre per dare il proprio colpo).

·         A ra squagliata d’a nive parano i ciriddri.

(Quando la neve si scioglie compaiono gli escrementi degli ovini).

·         A bote chiru chi nun vue ti nasce all’uortu.

(A volte quell’erba che non vuoi ti spunta nell’orto).

·         A ru malu zappaturu li scugne sempre ‘u zappune.

(Al cattivo zappatore si rompe sempre il manico della zappa).

·         All’uortu ci vo’ letame, a ru munnu ci vo’ fortuna.

     (All’orto ci vuole concime, nel mondo ci vuole fortuna).

·         Chi simmini ricuogli.

(Raccoglierai quello che semini).

·         Conzala cumu vue, cucuzza resta.

(Aggiustala come meglio credi, sempre zucca resta).

·         Chine zappe fujennu, ricoglie ciangiennu.

(Chi zappa in fretta,  raccoglie  piangendo, ossia non raccoglierà quasi niente).

·         L’arvulu pecche e ru ramu ricive: ciange ru giustu ppe’ ru peccature.

(L’albero fa peccato e il ramo riveve, piange il giusto al posto del peccatore).

·         Quannu  chiove nun sicche nente.

(Quando piove non secca nulla).

·         Sutta ‘a nive pane, sutta l’acqua fame.

(Quando in inverno nevica il grano cresce, se piove c’è carestia).

·         Vasciati jungiu ca passe ra china.

(Piegati giunco perché passa la piena del fiume).

·         A uominu ‘ngratu e a cavulu jurutu chiru chi ci fai reste perdutu.

(Tutto ciò che si fa ad un uomo ingrato e a un cavolo fiorito è perduto).

·         Amicu e cumpare a ru bisuognu pare.

(L’amico e il compare si conoscono al bisogno).

·         Duna dunannu s’acquista l’amicu: amicu nun è chine piglie e nun dune.

(Dando e ritornando a dare si acquista un amico: amico non è chi riceve e non dà).

·         Miegliu n’amicu ca cientu ducati.

 (Meglio un amico che cento ducati).

·         Puru a regina ha bisuognu d’a vicina.

(Anche la regina ha bisogno della vicina).

·         Patti chiari e amicizia longa.

(I patti chiari conservano a lungo l’amicizia).

·         Chi ti vo’ bene ‘ncasa ti vene.

(Chi ti vuole bene viene a trovarti in casa).

·         L’amure nun guarde ricchezza.

(L’amore non guarda ricchezza).

·         L’acieddru de ‘ntra gabbia nun cante pe’ amure ma pe’ raggia.

(L’uccello in gabbia non canta per amore ma per rabbia).

·         Tussa e amure nun si puonnu ammucciare.

(La tosse e l’amore non si possono nascondere).

·         A cavaddru jestimatu li luce u pilu.

(A cavallo maledetto brilla il pelo).

·         ‘A gaddrina chi camine si ricoglie ccu ra vozza china.

(La gallina che va in giro ritorna con il gozzo pieno).

·         ‘A gatta pressarula fa ri figli cecati.

(La gatta frettolosa fa i figli ciechi).

·         ‘A gaddrina si spinne doppo morta.

(La gallina si spenna dopo morta).

·         Attacca ‘u ciucciu ddre vo’ ‘u patrune.

(Attacca l’asino dove desidera il padrone).

·         Na vota ppe’ d’unu ncavaddru a ru ciucciu.

(Una volta per uno in groppa all’asino).

·         Muortu u cane morta ‘a raggia.

(Morto il cane, muore la rabbia).

·         Lassa stare i cani chi dormano.

(Lascia in pace i cani che dormono).

·         Quannu ‘a gatta si lave ra faccia o chiove o jazze.

(Quando la gatta si lecca il viso o piove o nevica).

·         Quannu ‘u ciucciu nun vo’ vive a voglia ca fischi.

(Quando l’asino non vuole bere è inutile spronarlo con i fischi).

·         Si piecura ti fai, ‘u lupu ti mange.

(Se diventi docile come la pecora, il lupo ti mangia).

·         ‘U pisci fete d’a capu.

(Il pesce comincia a puzzare dalla testa).

·         ‘U puorcu abbuttu arruozzule ‘u scifu.

(Il maiale sazio rotola il truogolo).

·         ‘U puorcu è a ra montagna e l’acqua vuddre.

(Il maiale è ancora in montagna e l’acqua per spennarlo già bolle).

·         ‘U cane ca troppu abbaie pocu muzziche.

(Il cane che abbaia troppo, morde poco).

·         Si vo’ inchie ‘u vuttaru, zappa e puta ‘ntra jennaru.

(Se vuoi riempire la cantina, zappa e pota la vigna nel mese di gennaio).

·         Frevaru curtu curtu e amaru.

(Febbraio corto corto e amaro per il freddo intenso).

·         Marzu marzicchiu, nu pocu chiove e nu pocu assulicchie.

(Marzo marzeggia, un poco piove e un poco esce il sole).

·         ‘U primu d’aprile ddruve ti mannanu nun jire.

(Il primo di aprile non andare dove ti mandano).

·         Quannu maju è uortulanu assai paglia e nente granu.

(Quando maggio produce molti ortaggi, ci sarà molta paglia e poco grano).

·         Simmine quannu vue, ca a giugnu mieti.

(Semina quando vuoi perché a giugno mieterai)

·         Si chiove ‘ntru mise ‘e luglio buonu nun vene l’uogliu.

(Se piove nel mese di luglio non sarà una buona annata per l’olio).

·         Agustu cucina e settembre amministre.

(Agosto cucina e settembre scodella).

·         Agustu manne littere, settembre si le lejie, allesta ‘a dispensa ca ‘u viernu priestu vene.

(Agosto manda le lettere che settembre legge(prime piogge e temporali), affrettati a preparare la dispensa perché l’inverno giungerà presto).

·         A ottobre mustu ‘ntra le vutte e castagne a ra montagna.

(Ad ottobre si vendemmia e si raccolgono le castagne).

·         A Santu Martinu ogni mustu divente vinu.

(Per San Martino ogni mosto diventa vino).

·         A nive dicembrina ppe’ tri misi a tieni vicina.

(La neve di dicembre l’avrai vicina per tre mesi).

·         A ra bona lavannara nun li manche petra.

(Alla brava lavandaia non manca la pietra su cui lavare).

·         A ra mala lavannara ogni petra li va spara.

(Alla cattiva lavandaia qualsiasi pietra su cui lavare non va bene).

·         Chine intra trase, fore ti caccie.

(Colui che ti metterai in casa, ti caccerà fuori).

·         Casiceddra mia, fuocularicchiu miu!

(Casa, dolce casa! Come si sta bene in casa propria non si sta in nessun’altra casa).

·         Chi sta speranza all’atri e nun cucine, a sira si nnì vene murmurannu.

(Chi spera negli altri e non cucina, la sera tornerà a casa mormorando).

·         Chine paghe avanti mange pisci fetusi.

(Chi paga anticipatamente mangerà pesci marci).

·         Chine sa sparte tene ‘a meglia parte.

(Chi sa dividere ha la migliore parte).

·         ‘A panza è na’ peddricchia: cchiù mangi e cchiù stennicchia.

(La pancia è pelle:più mangi e più si stende).

·         I guai da’ pignata i sa sulu ‘a cucinara.

(I guai della pentola li conosce solo la schiumarola che rimesta).

·         Mangia chiru chi vue e lassa a vucca a ru casu.

(Mangia tutto quello che desideri e per ultimo mangia un po’ di formaggio).

·         Pane de nu journu e vinu de n’annu.

(Pane di un giorno e vino  di un anno).

·         Miegliu nu’ piezzu de pane si c’è pace e no ‘na casa china si c’è lite.

(Meglio un tozzo di pane se c’è pace e non una casa ricca quando ci sono litigi).

·         Pane e guai nun mancanu mai.

(Pane e sofferenza non mancano mai).

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